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GINO LEVI MONTALCINI

 
Milano 21.04.1902 - Torino 30.11.1974
Laurea: Regia Scuola di Ingegneria di Torino, 1925
Iscrizione all'Albo: 1926, 1945.
Profilo a cura di Emanuele Levi Montalcini


Libero professionista; libero docente in "Composizione architettonica" dal 1948; docente incaricato al Politecnico di Torino dal 1948 al 1956; successivamente docente ordinario di "Architettura degli interni arredamento e decorazione" alla Facoltà di Architettura dell'Università di Palermo dal 1956 al 1964; di "Architettura e composizione" presso la Facoltà di ingegneria dell'Università di Padova dal 1964 al 1971; di "Composizione architettonica" presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino nell'anno 1971-72.
Inizia a lavorare sullo scorcio degli anni Venti La sua posizione, al di là
degli aspetti più evidenti che lo collocano dall'inizio sul versante "moderno": la collaborazionecon Pagano, l'adesione al MIAR gli interventi su La Casa Bella, è intrisa di cultura cittadina. La frequentazione dell'ambiente di Casorati, le collaborazioni con pittori come Chessa e Paulucci, l'amicizia con architetti come Cuzzi, Morelli, Passanti, Dezzutti e, in seguito, Carlo Mollino, costituiscono l'ambiente di riferimento e di lavoro, temperando la componente ideological di affermazione del "moderno". Con molti di loro condivide l'attaccamento alla qualita degli oggetti, alla tecnologia minuziosa, alle distribuzioni accurate al disegno rigoroso, ad una qualità alta del mestiere, ma un certo carattere torinese affiora soprattutto in alcuni residui di gusto secessionista, legati ad una qualità alta del mestiere, legati alla sua formazione, o in alcune reminiscenze costruttiviste, filtrate attraverso i legami con il secondo futurismo.
Persico lo definisce nel 1930: "l'architetto cui sta a cuore uno dei più importanti problemi estetici di questi tempi: l'accordo tra le forme
architettoniche e il gusto della decorazione", cogliendo un aspetto che
caratterizza anche la sua opera successiva. Dopo le prime opere di rottura firmate con Pagano, la produzione più rigorosa e matura si colloca tra la seconda metà degli anni Trenta e gli anni Cinquanta testimoniando, l'impegno di una ricerca coerente alle premesse moderniste e sorretta da una tensione costante. Nel dopoguerra l'insegnamento, assorbe molte delle sue energie.
Restano, di un'attività di cinquant'anni, le centinaia di bellissimi disegni,
gli scritti, ed anche i ritratti di colleghi e amici, le caricature scherzose,
le sculture. Meno numerose le opere conservate: un gran numero di lavori
riguardava infatti opere effimere e allestimenti mostre, arredi di negozi e
alloggi. Anche alcune opere maggiori sono state distrutte o irrimediabilmente alterate.
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